Io di Spèsa

13 gennaio, 2006

Le particelle elementari

Bruno Clément e Michel Djerzinksi, classe fifties: due personalità agli antipodi, due vite parallele. In comune soltanto la stessa madre e un'accentuata alienazione dal resto del mondo. Questi due elementi sono uno conseguenza dell'altro: proprio la madre, emblema della generazione che cavalcò l'ideale sessantottino, spicca come artefice del futuro dei figli. Si, perchè Houellebecq identifica negli anni sessanta lo spartiacque che segnerà l'inizio della decadenza della civiltà occidentale. Civiltà occidentale che nel racconto, dall'alto della sua egemonia, finirà per confondersi per l'umanità stessa. La narrazione della vita dei due fratellastri prosegue, sulla strada di un'alienazione crescente, anno dopo anno. Si giunge quindi ai nostri giorni, ma non c'è sosta, non si traggono conclusioni. La narrazione prosegue spedita, andando finanche avanti nel tempo, quasi a rappresentare l'attuale fase dell'umanità: intermedia, di passaggio. Ma una conclusione ci dovrà pur essere, ed ecco che Houellebecq la fa coincidere con il compimento di una nuova rivoluzione metafisica. Mutazione la cui origine si può rintracciare a partire dalla metà del XX secolo, spinta dalla necessità di andare oltre alla filosofia positivista. Sarà proprio agli albori del XXI secolo che questa necessità si farà lucida nella mente di Michel Djerzinski...

Ne consiglio vivamente la lettura, vietando tassativamente a chiunque di abbandonarla prima di giungere all'ultima pagina. E' proprio il finale in crescendo la parte che più mi ha colpito. La lettura è piacevole, seppure l'autore punti quasi esclusivamente sul messaggio, a discapito della qualità della struttura e della caratterizzazione dei personaggi. Messaggio piuttosto radicale e originale, che permette di condividerne alcuni aspetti, ma al tempo stesso consente di trovare nuovi spunti di riflessione.